Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2009

Aprile nero (un appunto)

L'invenzione dello stato di Israele è una di quelle cose che mi piace etichettare come "l'hanno fatta fuori dal vasino". Immaginatevi se oggi spuntassero degli etruschi in giro per il mondo e iniziassero a tornare un po' alla volta in Toscana, poi più massicciamente, e, infine, per qualche gioco della politica si decide di separare la Toscana dall'Italia e di fondare l'Etruria. Boia.

Questo è un gioco mentale contestabile e oltretutto tardivo - dopo sessant'anni (cento?) non c'è molto da dire. Senonché, perché oggi Israele ha sempre ragione? Vi invito a leggere con attenzione i fatti recenti. Da come la leggo su Repubblica e Corriere non mi viene da condividere gli attacchi iraniani; però, perché non c'è il coraggio di farsi avanti e di parlarne? L'Olocausto non è una giustificazione per tutto... Israele è uno stato come gli altri, con le stesse responsabilità nei confronti del resto del mondo.

Invece di tentare una riflessione composta (provate un po' a leggere il "riassunto" della Wikipedia, per il gusto di apprezzare il totale caos creatosi nell'ultimo secolo) recupero solo ad un pezzo degli Area del 1973, quando la sinistra era sinistra1 ed era filopalestinese.



Area, Luglio, agosto, settembre (nero) ("Arbeit Macht Frei", 1973)


PS: Potremmo ricordare comunque gli eventi di qualche mese fa. In questo articolo, che ho recuperato per caso, è curiosa l'affermazione firmata Polito: «Ogni guerra che coinvolge Israele è un' occasione ghiotta per l' antisemitismo. Anche chi non sta "con Israele", ha dunque il dovere di vigilare innanzitutto su se stesso, per imparare a essere "per Israele"». Altre perle compaiono nel testo. Non trovate che siano un po' troppe le occorrenze della parora "antisemitismo"?
PPS: Questo piccolo post non è un proclama politico, non è argomentato, è improprio, non è completo, non è chiaro. È solo un dito puntato piuttosto male, anzi un tributo a Demetrio Stratos.


1 Insomma, era più sinistra di adesso (sindrome da "si stava meglio quando si stava peggio"? Si stava peggio?).

martedì 10 febbraio 2009

Silenzio rotto

Mi stavo imponendo di non parlare della vicenda di Eluana, che è stata tanto stravolta e strumentalizzata... ma di fronte a certe parole non ci ho visto più: dopo aver visto che la risposta che stavo scrivendo superava i limiti di lunghezza dei commenti di Facebook ho deciso che tanto valeva dire le cose bene e a tutti.

Innanzitutto ricordiamoci un attimo che questi temi non sono una novità. Testamento biologico e accanimento terapeutico sono espressioni che esistono da decenni, tanto che di fatto (leggete gli articoli collegati) esiste una convenzione internazionale della quale l'Italia dovrebbe far parte, ma che di fatto, per classica inefficienza dei nostri governi o per oscure ragioni a me ignote, non ha la nostra partecipazione ufficiale.

Trascurando la facile e oramai scontata polemica politica sulle manipolazioni di Silvio, per le quali vi rimando al blog di Corrias, Gomez e Travaglio, il semplice principio che nemmeno la Chiesa dovrebbe confondere è che non si può intervenire con la forza nella vita di una persona. Quello che è stato fatto a Eluana è di fatto una violenza; la violenza di forzarle un sondino nel naso e di mantenere il suo corpo vivo, lasciandolo degradare e avvizzirsi lentamente, mentre il cervello rimaneva spento e inconsapevole.

Cosa rende speciale questo caso? Nulla, scientificamente parlando. La bizzarria del caso Englaro sta tutta nell'assurdo gioco di rimpalli fatto dalle istituzioni, causato in fondo dalla paura dei nostri politici di apparire al pubblico con le mani sporche. Come se ora fossero pulite. Il terrore loro caratteristico li ha paralizzati quando avrebbero potuto produrre una legislazione, e li ha fatti inviperire, come uno che s'impigrisce e poi s'imbestialisce quando gli altri fanno le cose al suo posto, nel momento in cui la Cassazione ha dovuto prendere in mano la situazione.

Del resto, tra l'altro, l'assenza di una legislazione al riguardo non è stato motivo di eccessive difficoltà, in quanto la Costituzione stessa, già nella sua forma originale, recita:

Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Le cure sono un diritto, ma non un dovere. La legge può imporre un trattamento? Certo, ma solo nei limiti fumosi e astratti del "rispetto della persona umana". Senonché nel caso tanto acclamato in questi giorni la legge non prevede proprio nulla.

A questo punto in base a quale aberrazione del sistema il governo può permettersi di diffidare le cliniche che accettano di interrompere l'alimentazione? Come si può ancor peggio accettare che di nuovo il governo, dopo aver ricevuto il diniego della Cassazione, della Corte costituzionale, del TAR lombardo, cerchi di emanare un decreto allo scopo di fermare una procedura oramai approvata come legale?

Qui le questioni diventano all'improvviso due.

Da una parte, una fetta dell'opinione pubblica, una frazione del clero e qualche politicante smaliziato decidono all'improvviso che la volontà di una famiglia non ha nessun valore, perché non si può mai sapere, magari Eluana ha pure cambiato idea, chi lo sa? Ma come, i giudici non avevano proprio detto che Beppino poteva decidere e che era suo (loro) diritto che l'interruzione dell'alimentazione venisse attuata? Evidentemente no, il Papa di medicina ne sa di più e cita i miracoli di Gesù. Eppure il libero arbitrio sembra così importante nella dottrina: decide il singolo cosa fare della sua vita, la Chiesa può solo suggerire, magari consigliare vivamente minacciando l'Inferno, ma l'ultima parola spetta sempre al singolo. Il fatto che questo singolo non possa più parlare non gli toglie il diritto di determinare la propria vita (o, in questo caso, la propria morte).

L'altro lato della faccenda è la natura malsana del procedimento attuato dal governo, al solito in rotta con la normale divisione dei poteri. Tutti gli organi distinti da Parlamento e Governo hanno chiaramente espresso il loro favore all'interruzione dell'alimentazione: Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Presidente della Repubblica, Tribunale Amministrativo Regionale, persino la Corte europea per i diritti dell'uomo (quest'ultima in modo indiretto). Ma questo ovviamente non basta, perché il governo eletto dal popolo ha sempre ragione, allora si passa alla diffida con una circolare priva di valore legale e al più di carattere minatorio. Dato che gli avvocati confermano l'insensatezza della manovra, si passa al decreto.

Il decreto è materia scottante da un po' di tempo a questa parte, soprattutto dall'inizio della mania berlusconiana di usare decreti legge come via semplificata per l'approvazione in Parlamento. La costituzione è al riguardo troppo vaga:
Art. 77

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
La bicamerale, in un momento che non riesco a precisarvi, ha cercato a suo tempo di correggere l'articolo 77 limitandolo a casi specifici (calamità, sicurezza nazionale, provvedimenti finanziari urgenti), fallendo ovviamente nel tentativo. Ci si domanda quindi quale necessità e urgenza possano giustificare una manovra straordinaria, soprattutto quando, come sottolineato da Napolitano, il Parlamento stesso sta discutendo della faccenda ed è ben lontano dall'aver trovato una linea comune?

Quando però il Presidente della Repubblica si oppone sul serio e non firma il decreto parte la politica "no! io voglio COSÌ!". Proprio quando le istituzioni dimostrano di esistere per un preciso scopo di controllo (evitare che uno scalmanato che va in giro dicendo che Eluana può anche avere figli si metta a bloccare azioni già approvate da vari organi dello Stato), Silvio non può fare altro che alzare la voce e affermare che costi quel che costi riuscirà a fermare la barbarie. Fa preparare un disegno di legge in tre giorni, tempo durante il quale i preparatissimi e competenti collaboratori di Berlusconi sono certamente in grado di creare un documento organico e completo per la gioia dei giuristi di tutta Italia. Tanto valeva scriverci "Eluana Englaro, codice fiscale XXXX, di seguito denominata paziente, deve restare sotto alimentazione artificiale fino a morte sopravvenuta del paziente o eventuale risveglio del medesimo".

Eluana Englaro è morta. Pace all'anima sua. I capricci di Silvio adesso andranno avanti per un po', continuerà a piagnucolare sulle istituzioni, sul presidente che è più grosso e forte di lui, che tutti gli sono contro etc. etc. etc. Inizio già a contare i giorni fino a quando la questione sarà dimenticata e resteremo di nuovo senza una legislazione decente sui testamenti biologici.

mercoledì 22 ottobre 2008

Le tre "i"

L'Ingerenza militare è Pace.
L'Indipendenza è Schiavitù.
L'Ignoranza è Forza.

Grazie Silvio.

Ma mi sapete trovare un analogo migliore di guerra con la "i"?

mercoledì 25 giugno 2008

C'era una volta la separazione dei poteri

Talvolta leggere il giornale e fare ricerche su Google può rendere la mattinata davvero interessante.

Il tema caldo delle discussioni oggi è sempre la nuova legge sulla sospensione dei processi, che stabilisce circa la sospensione di un anno con "blocco della prescrizione" per tutti i reati con pena non superiore a 10 anni commessi prima del 30 giugno 2002. Il nodo della questione, ovviamente, non è la legge in sé ma il fatto che guarda caso verrebbe sospeso il famigerato processo Mills.

Però leggo da Repubblica:

[...] Con chi insisteva a chiedergli di possibili stralci della norma salva-premier Bobo [Maroni] è stato secchissimo: "Non c'è alcun motivo di dare ascolto a richieste pretestuose. La sinistra si vada a guardare il disegno di legge approvato da D'Alema nel '98 che stabiliva priorità per i processi. L'ha detto bene Gasparri. Perché le cose sono buone solo se le fa la sinistra e cattive se le facciamo noi?".
Al che mi dico: cerchiamo un po' su internet questo disegno di legge... e m'imbatto nel geniale forum di Panorama. Citano il testo originale sul passo incriminato:
Al fine di assicurare la rapida definizione dei processi pendenti alla data di efficacia del presente decreto, nella trattazione dei procedimenti e nella formazione dei ruoli di udienza, anche indipendentemente dalla data del commesso reato o da quella delle iscrizioni del procedimento, si tiene conto della gravità e della concreta offensività del reato, del pregiudizio che può derivare dal ritardo per la formazione della prova e per l'accertamento dei fatti, nonché dell'interesse della persona offesa. Gli uffici comunicano tempestivamente al consiglio superiore della magistratura i criteri di priorità ai quali si atterranno per la trattazione del procedimento e per la fissazione delle udienze
Il legalese mi mette in difficoltà, cerco di analizzare il testo completo, ma non ci capisco granché. Il succo della questione è che nel '97 fu stabilito di istituire, tramite azione del Governo e non del Parlamento, il giudice unico di primo grado, "in vista di una più razionale distribuzione delle competenze degli uffici giudiziari". Mi salta all'occhio il fatto che il primo articolo sancisce la soppressione dell'ufficio del pretore; rimane in vita solamente per gli affari pendenti che vengono definiti dal decreto stesso.
Onestamente, non ho capito nulla. I processi pendenti vengono tolti dalle mani dei pretori secondo varie regole, a seconda che siano ormai in conclusione, se le udienze sono già state fissate e altri criteri (a me) incomprensibili. Che significhi che in tutto questo qualche processo minore possa venir scartato? Non sembra così improbabile.

Allora forse sì, l'articolo 227 del suddetto decreto permette ai giudici (o pretori o che) di archiviare dei processi ancora aperti se ritenuti non abbastanza gravi. Devo riconoscere che effettivamente così non sembra un'idea tanto piacevole... ma nessuno nel '98 si lamentò (sicuramente non ricordo nessuno scandalo).

Ora questa era la parte inquietante del giro su Google di stamattina. Ma torniamo al forum di Panorama, dove un utente scrive addirittura in grassetto:
Preme sottolineare che in un Paese di democrazia liberale spetta al Parlamento individuare quali fatti assumono rilevanza penale e, quindi, quali reati debbano essere perseguiti. Appare, perciò, quantomeno eccentrico che i criteri di priorità imposti dalla disposizione summenzionata del Prodi debbano essere portati all'attenzione del Csm e non del Parlamento.
Perbacco. Allora forse in Italia abbiamo davvero le idee confuse su cosa sia la separazione dei poteri. È verissimo, è il Parlamento a stabilire quali siano i reati, e quali pene attribuire ad essi, emanando leggi. Il Parlamento stabilisce quindi i criteri generali sulla base dei quali il giudice deve agire.
I criteri adottati dai singoli giudici sono invece particolari e specifici. Se un ufficio in una città con alto tasso di criminalità ha cento casi di omicidio e un caso di furto di una televisione, ha ragionevoli motivazioni per dare priorità ai casi di omicidio. Se, invece, in un paesino l'ufficio si occupa solo di furtarelli, non ha senso cancellare i processi perché sono tutti minori.
Anzi il modo in cui è scritto l'articolo 227 mette l'accento proprio su questo principio. Si chiede al giudice "valuta sulla base di gravità, offensività, rischio di vanificazione", quasi verrebbe da dire "con buon senso", se ci sono dei processi di scarsa importanza che potrebbero intralciare le modifiche strutturali dell'organo giudiziario. I criteri adottati da un giudice fanno riferimento alla sua situazione particolare; e questa non è materia su cui il Parlamento si può pronunciare (ma il Csm sicuramente sì! e solamente a posteriori).

Ecco, queste sono le parole chiave: il Parlamento è chiamato a legiferare a priori, stabilendo leggi e regole in senso astratto. La magistratura è chiamata invece ad applicare le leggi a posteriori, valutando a fatti accaduti in che termini una legge vada applicata. Quindi al limite la critica che si potrebbe fare all'articolo 227 è che avrebbe dovuto stabilire criteri più precisi; d'altra parte, proprio per quanto appena detto, e pure per decisione del Parlamento che all'epoca avrà fatto un ragionamento analogo al mio, il criterio stabilito è stato solamente di buon senso. Tutte le decisioni prese poi dal giudice caso per caso vanno riportate non all'organo legislativo bensì al Csm.

Purtroppo il forum di Panorama mi fa pensare che oggi il fenomeno Berlusconi stia distorcendo sempre di più la percezione dei poteri dello Stato. Qui non si tratta nemmeno dell'assurda guerra fra poteri su cui il premier continua a straparlare, ma del fatto che non si colga più la distinzione fra le competenze degli organi costituzionali. Si sta facendo strada l'idea che il Parlamento sia l'unico centro di potere dello stato, al quale tutti gli altri organi devono rendere conto; e man mano le sue possibilità crescono sempre di più, controlla l'informazione, vuole tener sotto mano i giudici, scavalca la Costituzione...

Grazie Silvio.
Discutiamone, commentate! La faccenda è delicata e io non ne ho né esperienza né competenza, per cui magari ho scritto anche delle baggianate colossali... ma l'importante è cercare di capire, e per questo parlarne con altri è fondamentale.
E magari se avete un amico a Giurisprudenza chiedetegli un po'...

giovedì 19 giugno 2008

La politica ai tempi degli Europei


Berlusconi ad Arcore*
Baron Antoine-Jean Gros
Olio su tela, 1796
Inutile dire che questi giorni sono bui per la politica italiana; o meglio, giorni più oscuri del solito dell'unica grande notte che ci copre da... sempre? Intervallata, forse, da qualche momento di luna piena e sporadiche false aurore.

Tra la luminara e gli europei io ho fatto lo stesso errore di penso tutti gli italiani: ho lasciato perdere per un po'! E in tre giorni di distrazione sono passati i disastri più inconcepibili della politica, tanto che ormai non si fa nemmeno più finta di avere un contegno e una dignità. Eppure, nonostante tutto, Berlusconi piace; anzi guadagna in popolarità ogni volta che si fa beffa dello Stato.

Ora saranno i ricordi risvegliati dalle foto della Cogestione, sarà che vorrei studiare e non ho tempo di mettermi qui a scrivere, sarà che non ne posso davvero più di ripetere le stesse cose... ma mi limito a trascrivervi qui una paginetta che stampai nel 2001 sulla bacheca del mio Liceo, durante un veemente dibattito tra l'ala di sinistra della scuola e l'ala di destra che coinvolse indiscriminatamente studenti e professori. Sì, era proprio maggio, il mese d'inizio del tragico Berlusconi II.

Comunisti, fascisti, libertà... ?
Per quanto avrei voluto evitare di parlare di politica, cercando di ribattere solo sulla questione democratica della presenza di Berlusconi, mi sembra necessario puntualizzare alcune cose che si sono dette a mio parere a sproposito.
Per prima cosa vorrei dire alcune cose solo riguardo a Berlusconi, fuori da qualsiasi indicazione politica. Come tutti voi sanno sapete, egli è proprietario di tv, case editrici, giornali, squadre di calcio... ed è indicato come il 14° uomo più ricco del mondo. Ora vorrei chiedervi questo: molti di voi hanno sicuramente protestato o per lo meno partecipato ideologicamente alla manifestazione di Seattle contro il fatto che un centinaio di persone abbiano il potere di decidere le sorti dell'economia mondiale, e molti di voi saranno contro lo strapotere delle multinazionali, tutte cose che minacciano la democrazia; come può questo conciliarsi con la presenza di un imprenditore di tale portata al governo del paese alle cui regole egli stesso dovrebbe obbedire? Come si può accettare che un uomo che già a livello economico ha uno straordinario potere possa governare e oltretutto agire sulle limitazioni alle quali è imposto? E oltretutto, come si possono ignorare le varie implicazioni in processi di cui molti sono andati in prescrizione (ovvero, dopo un certo tempo sono stati archiviati per impossibilità di stabilire né innocenza né colpevolezza) e altri sono in corso, e addirittura è stato raggiunto un verdetto di colpevolezza? Credo che quello che sta succedendo spiega molto bene la questione e il rischio che anche qui si presenta per la democrazia. Esempio: il primo atto del governo sarà di eliminare l'imposta sulle donazioni e sulla successione. Perché? Per l'interesse di tutti, o perché Berlusconi stesso pagherebbe 1400 miliardi per tale tassa? Altro esempio: pochi mesi fa l'ex-governo ha deciso di mostrare in pubblico i costi delle assicurazioni in Italia, per fare in modo che la concorrenza fosse più giusta e la gente si rendesse conto del reale denaro che confluisce nelle aziende assicurative. Potrebbe Berlusconi, proprietario anche di un'assicurazione, avere la stessa idea?
Secondo, mi sembra assai fuori luogo parlare di comunismo, visto che gli Stati Uniti si sono occupati attivamente per distruggere ogni baluardo di tale movimento politico; dire che la sinistra di oggi ha ancora eredità del comunismo staliniano e che lascia scarse libertà mi sembra una vera travisazione. Vorrei far notare che molte persone di sinistra, non comunisti, hanno avuto motivo di lamentarsi del governo poiché "non era veramente di sinistra" ma sembrava eccessivamente aperto nei confronti delle piccole imprese e di spostarsi sempre più a destra. Non mi sembra casuale che Rifondazione Comunista abbia rifiutato l'alleanza. Direi invece che ricordarsi del Lazio l'anno scorso aiuterebbe molto di più: Alleanza Nazionale, partito fondamentale della coalizione della "Casa delle Libertà", proponeva di scegliere i libri di scuola e di censurare quindi i testi ritenuti "non accettabili"; se questo è un gesto che indica che la destra offre più libertà della sinistra, e che quest'ultima abbia tendenze di regime e la prima no mi sembra proprio eccessivo.
Vorrei a questo punto concludere chiedendovi questo: pensando ai miliardi di Berlusconi e ai suoi mezzi di comunicazione, credete che egli sarebbe arrivato al potere (sia nel '94 sia oggi) se non avesse avuto un giornale, tre televisioni e non avesse riempito l'Italia di cartelloni con la sua faccia? Siate sinceri nel rispondere.

Vincenzo Luca Mantova, 3° C

PS: vi ricordate il cartellone di Berlusconi con lo slogan "Più amore per l'ambiente"? Benissimo, sappiate che (rispettando la decisione di accettare qualsiasi atto degli USA) è stato d'accordo con gli Stati Uniti per affossare l'accordo di Kyoto. Questo dovrebbe dirvi molte cose.



* Il fotomontaggio risale allo stesso periodo, a voi scoprire l'originale!